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Alessandro Ramberti

Fara editore

di Vincenzo d’Alessio

 

In tempi difficili, come quelli che viviamo, sopravvivono i pochi che sanno scegliere le strade sicure, vincenti, legate sovente non solo all’economia della propria borsa quanto alle amicizie in ambienti che contano. Fare nascere una Casa Editrice con la sola volontà del proprio denaro è una vera avventura.
Quando ho incontrato Alessandro Rambeti, in occasione della XV edizione del Premio Nazionale Biennale di Poesia Città di Solofra, era sabato 25 marzo 2006, ci ospitava la Scuola Primaria di Solofra, Primo Circolo, gestita dal dirigente scolastico dr. Paolino Marotta, avevo già letto una buona quantità dei volumi prodotti dalla sua casa editrice e recensiti alcuni di questi.
I libri, in formato tascabile, si susseguivano con cadenza alternata a saggi di diversa natura sulla letteratura nazionale e sul valore della testimonianza etica e filosofica. Ho assunto la certezza che la strada che seguiva quel giovane editore, snello, occhialuto, con un retroterra di studi anche fuori della nostra derelitta nazione, fosse un’avventura su una strada irta di “pietrisco” che certamente avrebbe dato dei frutti maturi negli anni con autori di tutto rispetto.
Non si cantano le lodi di una casa editrice che ha più o meno quindici anni di vita. Si possono intravvedere dei solchi, i primi, ma come bene dicono i contadini: il primo solco è solco e non è solco! Così abbiamo atteso che maturassero gli avvenimenti e un poco alla volta è venuta affermandosi una linea convergente di poeti, autori, critici,letterati, sacerdoti, che hanno contribuito non poco ad innalzare il livello letterario di questa microeditoria italiana.
Il tributo maggiore è venuto dagli autori stranieri, dalle loro vicende umane e dalla loro esperienza di multietnicità: due patrie, due lingue, due esperienze e più, di socializzazione. La Fara ha puntato l’indice sul tasto giusto. Avanti così! La macchina da scrivere si è messa in sintonia con il mondo e la stanza riminese è divenuta il forno delle idee da dove sfornare nuovi intelletti, nuove speranze, presagire le aspettative di quegli Autori che dall’editore attendevano non solo la pubblicazione e la pubblicità quanto il rispetto per le idee e per l’economia. Questo è quanto risulta dall’esperienza del mercato editoriale sui volumi di Fara.
Devo ammettere che il ricorrere al concorso Pubblica con noi è stata un’ottima soluzione per vedere tirati fuori dai cassetti i tanti lavori che altrimenti sarebbero rimasti lì in attesa di una mano postuma che li avesse o pubblicati o continuati a conservare per tempi migliori (dal punto dell’economia). Resta questo incontro annuale un porto sicuro per le giovani generazioni (e anche per i meno giovani) specie per l’osmosi che si genera tra partecipanti e giurati, disposti al dialogo sul loro operato e ad elargire suggerimenti ed indicazioni per i neofiti.
Una lunga sfida di Autori a confronto con il futuro prossimo in una terra, la nostra variegata Italia, ancora non disposta a riconoscere i suoi talentuosi giovani e le loro sincere esperienze prive della coccarda di “raccomandato”. Tra i volumi che conservo gelosamente dell’editore riminese c’è Il coraggio dei sogni di Zina Righi pubblicato nel 2005, edito a cura dell’associazione “ex emigrati nel mondo di Longiano e Cesena”, che costituisce un altro mattone nel muro dei testi utili a convincerci che non siamo stati i primi, né ci sono ultimi, costretti ad emigrare e ad essere definiti “extracomunitari” o “terrun”.
A chi promuove opere di questo valore antropologico giunga l’augurio di continuare ad amare la Vita e ad essere un docile strumento nelle mani di Chi ha voluto realizzare in lui, in loro, un disegno più vasto.

5 ottobre 2013 Progetti